Il nuovo allestimento di Mantegna e Bellini alla Pinacoteca di Brera
La Pinacoteca di Brera presenta un innovativo percorso espositivo curato da Ermanno Olmi per il Cristo morto di Mantegna e la Pietà di Giovanni Bellini.
- Arte e Cultura
- Sito web
- +39 02 72263257
-
Milano, Via Brera
dal 21/02/2025 alle 08:30 al 31/12/2030 alle 19:15
La Pinacoteca di Brera, situata nel cuore pulsante del quartiere artistico di Milano, rappresenta uno dei poli museali più prestigiosi a livello internazionale. Fondata ufficialmente nel 1809 per volontà di Napoleone Bonaparte all'interno del monumentale palazzo seicentesco, la galleria ospita collezioni di inestimabile valore che spaziano dal Medioevo al Moderno. Recentemente, il museo ha intrapreso un ambizioso progetto di rinnovamento dedicato a due pietre miliari della pittura rinascimentale settentrionale: il Cristo morto di Andrea Mantegna e la Pietà di Giovanni Bellini. Questo riallestimento, curato dal celebre regista Ermanno Olmi, nasce dall'esigenza di restituire una centralità spaziale e narrativa a opere che richiedono una fruizione intima e meditativa.
Il fulcro dell'intervento risiede in una raffinata operazione di architettura museale che non si limita alla semplice esposizione, ma instaura un vero e proprio dialogo prospettico e figurativo tra i due capolavori. Olmi ha concepito un percorso basato sulla sottrazione e sull'essenzialità, analizzando con rigore scientifico i dati storici, cromatici e luministici. L'allestimento è stato studiato per valorizzare la singolarità di ciascun dipinto, tenendo conto al contempo delle necessità conservative, particolarmente critiche per la tela del Mantegna, dipinta a tempera su una base estremamente sottile e priva di preparazione tradizionale.
L'esperienza del visitatore all'interno delle sale si apre con l'incontro della Pietà di Giovanni Bellini, opera che funge da introduzione cromatica e sentimentale al tema del compianto. Il dipinto è inserito in una cornice narrativa che lo colloca armonicamente tra le produzioni della Scuola veneta del Quattrocento, evidenziando quel connubio tra luce e colore tipico del primo Rinascimento. Attraverso questo filtro visivo, il visitatore viene accompagnato verso la sala dedicata esclusivamente al capolavoro di Mantegna. Questo passaggio è stato progettato per creare un effetto sorpresa di grande impatto emotivo, permettendo di contemplare l'opera in un isolamento che ne amplifica la forza drammatica e la potenza icastica della sua celebre prospettiva scorciata.
Per accogliere degnamente il dipinto del Mantegna nella Sala VII, l'istituzione ha proceduto a una parziale riorganizzazione delle sue collezioni permanenti. I ritratti del Cinquecento firmati da maestri assoluti come Tiziano, Tintoretto, Lotto e Moroni sono stati trasferiti nei Saloni napoleonici, trovando una nuova collocazione scientificamente coerente con le rispettive scuole di appartenenza. Questa scelta logistica ha permesso di trasformare lo spazio dedicato al Mantegna in un luogo di profonda riflessione, dove il silenzio e la gestione calibrata della luce diventano elementi integranti dell'esperienza artistica.
Un aspetto fondamentale del nuovo allestimento riguarda la sicurezza e la conservazione preventiva. La tela di Mantegna è ora custodita all'interno di una teca ad alta tecnologia, progettata per garantire una trasparenza assoluta e un controllo microclimatico costante monitorato a distanza. Tale accorgimento è indispensabile per preservare la fragilità di una pittura che, secondo le testimonianze storiche, si trovava nello studio dell'artista al momento della sua morte nel 1506, suggerendo una destinazione originaria legata alla devozione privata più che alla committenza pubblica. La nuova protezione garantisce che le generazioni future possano continuare ad ammirare la sofferenza universale impressa dal maestro di Isola di Carturo.
La realizzazione di questa imponente trasformazione museale è stata possibile grazie alla collaborazione di numerosi partner e istituzioni che hanno condiviso la visione di Olmi. Il sostegno del main partner Van Cleef and Arpels, unitamente al contributo di Skira, Edison e del Piccolo Teatro di Milano, testimonia l'importanza di unire le forze pubbliche e private per la tutela del patrimonio culturale italiano. La Pinacoteca di Brera invita dunque il pubblico a riscoprire questi tesori attraverso una lente rinnovata, che unisce il rigore storico-artistico alla sensibilità della messa in scena contemporanea, in un connubio di rara intensità espressiva che celebra la verità del dolore e della bellezza.
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